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L'Umiltá del Male

       In questo post vi parlavo di Stephen King e del suo libro L'Ombra dello Scorpione. Riprendo il discorso da lì per parlarvi di un altro libro. Ma ricominciamo!

       Un punto che ho trovato molto interessante nel libro di King e che vorrei sottolineare riguarda la descrizione dei personaggi che seguono la via del Male. Sono malvagi? Non direi proprio.

Sono gli emarginati, gli esclusi, quelli vissuti all'ombra di qualcun altro e che cercano un ruolo nella loro vita e nella società. Randal Flagg li accoglie, li nutre e li lega a sé. Poiché sono stati accettati, essi gli obbediscono, lo rispettano ed eseguono i suoi ordini, pur temendolo per primi. A questo proposito, mentre leggevo, mi venivano alla mente infinite riflessioni, in particolare ho ricordato un libro letto qualche anno fa, L'Umiltà del Male, di Franco Cassano, docente di Sociologia all'Università di Bari. In questo testo breve, conciso ed efficace, si porta avanti una tesi molto interessante. Cito dal prologo: ".... questo vantaggio (del male sul bene) dipende in primo luogo dalla sua umiltà, da un'antica confidenza con la fragilità dell'uomo, che gli permette di usarla ai propri fini. Del resto, chi lavora sulle tentazioni, non può non conoscere le nostre debolezze. Il bene, invece, è così preso dall'ansia di raggiungere le sue vette, che spesso finisce per voltare le spalle all'imperfezione dell'uomo, lasciandola tutta nelle mani delle strategie del male". 

        Per dimostrare questa tesi, il professor Cassano prende le mosse dalla Leggenda del grande Inquisitore, presente nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij. Siamo nella Siviglia del XVI secolo, in una piazza in cui, il giorno prima, erano stati bruciati 300 eretici.
La folla che cammina nella piazza attende la venuta di Cristo e, vista la drammaticità del periodo storico, Gesù compare effettivamente fra loro.
La folla è felice, gli si accalca intorno, ma il Grande Inquisitore lo fa arrestare. Non sto ora a spiegarvi i particolari dell'analisi del professor Cassano, Ma il senso del discorso dell'Inquisitore è che Cristo viene rimproverato di aver preteso dall'uomo un comportamento troppo perfetto che però non si confà alla natura dello stesso. La Chiesa Invece, che lui rappresenta e che ha ben compreso quanto sia difficile per gli uomini seguire i dettami divini, è più tollerante, perdona e sorvola sulla debolezza etica della maggioranza degli uomini. Il discorso procede verso il concetto di libertà, quella che Dio ha dato agli uomini e che loro non sono capaci di gestire, poiché, tranne pochi eletti, hanno bisogno di essere guidati. Cristo ha sbagliato, dice l'Inquisitore, perché ha dato agli uomini una fede libera giudicandoli in maniera troppo alta.

        Spero che concordiate con me nel dire che le premesse di questo libro sono molto interessanti, quindi non vi svelo le ulteriori argomentazioni di Cassano che passa ad analizzare anche Primo Levi e certa critica letteraria sempre a proposito dell'Inquisitore, né tanto meno di Dostoevskij perché I Fratelli Karamazov è un libro che va letto.

           Un caro saluto a chiunque passi di qui

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Pan Brioche di Laura Ravaioli
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